Facciamo un sogno: Fatima Karamazov eletta Primo ministro di un nuovo paese, la Repubblica di Canaan

Fausto Giudice, 28/9/2003
Tradotto da Enrico Sanna

Il famigerato cosiddetto “piano di pace” di Trump pare aver definitivamente sepolto la fata morgana della soluzione a due Stati per la Palestina/Israele. Siamo stati fra i primi promotori dell’idea di un solo Stato democratico per tutti in Palestina/Israele una ventina d’anni fa. La fiction -non tanto irrealista – qui sotto, scritta nel 2003, ritrova dunque tutta la sua attualità. -FG

A coloro che gli dicono: “Ma lei sogna!”, Sami Aldeeb, il “palestinese planetario” che presiede l’Associazione per un solo Stato democratico in Palestina-Israele, ha preso l’abitudine di rispondere: « Ah! Voi preferite l’incubo attuale! » Bisogna sognare. Ecco dunque una piccola fiction per incoraggiarvi a sognare.

Jerusalem, AL Qods, 30 gennaio 2030- Per la prima volta in questo secolo e per la seconda volta nella sua storia, Israele si ritrova con una Prima Ministra donna. Ma più importante del suo sesso è l’identità di questa giovane donna – che ha solo quarant’anni – la cui coalizione ha appena vinto le elezioni alla Knesset.

Fatima Karamazov in effetti è di padre russo e non ebreo – egli era, in Unione sovietica, funzionario del PC e ateo – e di madre palestinese musulmana. Nata nel 1990 a Mosca, all’età di 3 anni è arrivata a Umm El Fahm, di cui sua madre era originaria. I suoi genitori si erano conosciuti nel 1987 a Leningrado, dove sua madre faceva studi di medicina. Fatima Karamazov, dirigente dell’Unione slava, oggi il più importante partito israeliano, aveva preso la testa di una coalizione battezzata la « Nuova Alleanza », che raggruppa 127 gruppi e movimenti ebrei e non ebrei, di cui 42 palestinesi e 50 misti. Il suo programma elettorale, di una semplicità rivoluzionaria, ha sedotto il 32% degli elettori, posizionando la Nuova Alleanza davanti ai partiti tradizionali sionisti, che hanno raccolto dei punteggi che vanno dal 2% al 15%. Davanti all’incapacità di questa miriade di partiti a trovare un accordo minimale, è la NA che è stata investita del compito di formare il nuovo governo. La sua strada sarà seminata di buche. Commentando i risultati delle elezioni il Jerusalem post ha fatto una testata  in forma di annuncio di morte, che proclama in grosse lettere nere « La morte del sionismo ». Ha’aretz dal canto suo ha fatto una prima multicolore che mette assieme le bandiere israeliana e palestinese, e che proclama in ebreo, in arabo e in inglese: « Benvenuti nella repubblica di Canaan! »

Tra i punti più controversi del programma della NA, troviamo: lo smantellamento del Muro di più di 800km che divide da 25 anni il paese in due, l’adozione di un nuovo nome per il paese, la proclamazione di una Costituzione sottoposta a referendum e la concessione di tutti i diritti ai cittadini della « zona B », ovvero la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, annessi tra il 2008 e il 2010, ma in cui gli abitanti furono privati del godimento della piena cittadinanza israeliana. Ci si ricorderà che questa annessione fu all’origine della « guerra dei sei mesi » del 2011 contro la Siria e l’Iraq, che fece 50.000 morti dal lato israeliano e 600.000 morti dal lato siriano e iracheno. Nessuno è uscito vittorioso da questa guerra che sanci l’inizio del declino israeliano. La NA ha inserito nel suo programma di governo una riduzione del 25% della spesa militare, la riduzione del servizio militare da 3 anni a 1 e mezzo, l’introduzione di un servizio civile di sostituzione e l’incorporazione nell’esercito e nella polizia dei palestinesi. Inoltre la NA ha promesso di permettere ai lavoratori immigrati residenti da almeno 5 anni nel paese di ottenere la nazionalità israeliana o una carta di residenza di 10 anni. Ma ciò che ha alimentato di più i dibattiti della campagna elettorale è stato il progetto attribuito alla Sig.ra Karamazov di cambiare il nome del paese e di inserire questo cambiamento nel progetto della Costituzione sottoposto a referendum. Il nuovo nome dello Stato israelo-palestinese potrebbe essere: Repubblica di Canaan. L’arabo diventerebbe lingua ufficiale dello Stato a fianco dell’ebreo e del russo, il francese e l’inglese avrebbero lo status di lingue nazionali.

La NA ha vinto le elezioni perché ha saputo realizzare una vera alleanza fra le tre componenti principali dell’elettorato: gli immigrati slavi e i loro figli, gli ebrei originari dei paesi arabi e africani, e gli « arabi israeliani ». Gli artefici della campagna sono stati i giovani nati nei “villaggi misti” creati dai loro genitori in Israele e in Cisgiordania a partire dal 2005 e raggruppanti degli israeliani di nascita, degli immigrati slavi e dei palestinesi. Questa iniziativa è partita dai dirigenti dell’Unione Slava, creata nel 2002 da alcuni immigrati dell’ex-Unione Sovietica. La popolazione di questi “villaggi misti” conta attualmente circa 120.000 persone. Questa “nuova maggioranza” relativa è la prima traduzione elettorale di una realtà demografica. Diventerà una maggioranza assoluta quando i 5 milioni di abitanti della « zona B » in età di votare diverranno degli elettori. Per dare un posto ai nuovi eletti della « zona B », la NA considera di aumentare il numero dei seggi della Knesset dai 120 attuali a 200.

Il « Fronte del Rifiuto Sionista », che raggruppa 17 gruppi fondamentalisti, aveva avvertito che in caso di vittoria della Karamazov, avrebbe “messo il paese a fuoco o sangue piuttosto che consegnarlo a mani e piedi legati a orde di cristiani e musulmani”. Karamazov, che è stata protetta durante tutto il corso della campagna elettorale da un centinaio di guardie del corpo benevole, per metà russe e per metà palestinesi, ha anche promesso un’amnistia generale per tutti i detenuti politici e militari, sia palestinesi che ebrei dissidenti.

Se il sionismo è morto in questo 30 gennaio 2030, tutto resta da compiere affinché il paese divenga una realtà stabile e tangibile. In attesa, il nuovo governo dovrebbe riflettere la composizione demografica del Paese, pressappoco con altrettanti ministri sia ebrei che non ebrei. Un cristiano palestinese si presagisce come Ministro della Giustizia e una discendente da etiopici come Ministro degli Sport. I Ministri dell’Interno e della Difesa sarebbero degli ebrei di origine marocchina e irachena. Il Ministro degli Affari Esteri sarebbe il numero due dell’Unione Slava, Konstantin Fedorov, anche lui nato nel 1990 da genitori emigrati dall’Unione Sovietica e totalmente degiudaizzati da 3 generazioni. Durante tutto il corso della campagna elettorale ha rifiutato di rispondere alla domanda: “Lei è ebreo?”, dichiarando: “È un affare privato e non pubblico. Quando gli israeliani comprenderanno ciò, potranno infine costruire una società umana normale e banale.”

Jerusalem – Al Qods, capitale di una nuova Repubblica Universale? Con l’elezione di Karamazov questo sogno diviene finalmente una realtà. E la nuova Prima Ministra ha un’alleata prediletta: la presidente USA Marta Emilia Hernandez, dirigente della Rainbow Coalition (Coalizione Arcobaleno), attualmente a metà percorso del suo secondo mandato ( è stata eletta nel 2024 e rieletta nel 2028) e che è stata un modello per Karamazov. Hernandez è stata la prima a indirizzare un lungo telegramma caloroso di felicitazioni a Karamazov, il primo viaggio della quale dovrebbe avere per destinazione Washington. Lei sta attualmente stabilendo l’agenda di una tournée che la condurrà nelle principali capitali della regione e del mondo per far ascoltare la voce di un « nuovo paese ».

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